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Roma, è una sindrome da pareggite cronica

Roma, è una sindrome da pareggite cronica

Ormai è pareggite. La Roma non sa più vincere, e il pari di ieri a Verona conferma l’involuzione già registrata nelle ultime settimane. L’1-1 contro l’Hellas sancisce forse la fine dei sogni di gloria dei giallorossi, ancora una volta scarichi nelle gambe e nelle idee.

Ora, con l’obiettivo scudetto quasi definitivamente archiviato, gli uomini di Garcia dovranno sempre più guardarsi le spalle dal Napoli di Benitez, che sconfiggendo il Sassuolo 2-0 ha ridotto a 3 le lunghezze di distanza dal secondo posto.

Dall’inizio dell’anno solare, la Roma ha vinto appena 2 partite su 8, entrambe in trasferta a Udine e Cagliari, 3 su 11 se si calcolano anche la Coppa Italia (dove tra l’altro i giallorossi sono stati eliminati) e l’Europa League (col mezzo passo falso di giovedì scorso col Feyenoord). All’Olimpico poi c’è un vero tabù: nel computo totale, l’ASR non vince in casa addirittura dal 30 novembre, 4-2 all’Inter.

Garcia se la prende con la sfortuna, con gli infortuni ricorrenti e con gli episodi sfavorevoli: a detta del tecnico francese, il pari di ieri è stato frutto di “mezzo tiro in porta” dei veronesi. Sarà, ma restano i problemi di un organico forse non all’altezza del doppio impegno settimanale campionato-Champions.

Le ambizioni giallorosse hanno subito una mazzata tremenda con la celeberrima lezione del Bayern all’Olimpico, un 1-7 che forse ha bruciato nel morale molto più di quel che ha ammesso il tecnico giallorosso.

Sabatini, il ds infallibile che negli ultimi anni ha portato nelle casse societarie diversi milioni frutto di plusvalenze (vedi, ad esempio, i casi Lamela, Bradley e Benatia), nei giorni scorsi ha fatto mea culpa, sostenendo di aver forse riflettuto poco sulle condizioni di Doumbia e Ibarbo: rinforzi che dovevano puntellare l’attacco, e che invece hanno o deluso – l’ivoriano – o addirittura non giocato – il colombiano, infortunatosi nell’amaro debutto in Coppa Italia con la Fiorentina.

Ecco, il capitolo infortuni. Dall’inizio della stagione Garcia ha dovuto fronteggiare un’infermeria piena praticamente ogni settimana: Castan e Strootman sono i casi più lampanti, con il brasiliano che salvo impedimenti tornerà difficilmente per la fine della stagione; l’olandese, dopo il crack della scorsa stagione, è andato incontro a una sfortunata ricaduta nell’altra partita con la Viola, in campionato.

Se poi ci si mettono pure i vari traumi di Iturbe e, da ultimo, quello del tuttofare Florenzi, la situazione sfiora davvero il tragicomico. Nessuno però a Trigoria ride più: le uniche note finora positive della stagione giallorossa sono l’affidabilità di Keita, l’esplosione – anche se un po’ offuscata dagli eventi – di Verde e la presenza intramontabile di capitan Totti.

Per il resto la difesa, lo scorso anno blindatissima, ha perso la brillantezza di inizio stagione: De Sanctis non dà più tante sicurezze, sulle fasce Garcia deve ogni volta improvvisare – visti gli acciacchi continui di Maicon e l’andamento altalenante di Holebas, Cole e Torosidis – e in mezzo il buon Manolas non è supportato dai compagni Astori e Yanga Mbiwa. Si sente la mancanza della bella coppia Castan-Benatia.

Fuori dai cancelli del ‘Fulvio Bernardini’ l’entusiasmo di inizio stagione ha lasciato spazio alla delusione e alle contestazioni: frequenti in questi giorni i cartelli dei tifosi, amareggiati per un’annata che rischia di andare alle ortiche.

Ora c’è da pensare al turno di Europa League: la trasferta in Olanda nella tana del Feyenoord. Oltre al rischio ordine pubblico – si spera che i tifosi giallorossi non replichino le indecenze degli olandesi – c’è da affrontare il pericolo di un’altra eliminazione, che farebbe praticamente calare già a marzo il sipario sulla stagione giallorossa.

Resta l’ultima chiamata, lunedì prossimo, contro la Juve nel posticipo: la Roma si giocherà il tutto per tutto, giocando col coltello tra i denti per vendicare gli ultimi scontri diretti. Con l’infermeria, ancora una volta, occupata.


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