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Serie A: una domenica (la solita) d’ordinaria follia

Serie A: una domenica (la solita) d’ordinaria follia

Il calcio italiano è in rinascita a livello europeo? Certo. E anche a livello di civiltà, non credete? Ops, no, no, ci stiamo sbagliando.

Il derby di ieri di Torino è stato l’ennesimo scempio, lo sfregio ancora una volta portato a uno sport che da anni, in Italia, non è più sport, ma è diventato causa e conseguenza di odi, risentimenti e rancori, alimentati in Serie A anche – tocca dirlo – da un sistema che specie tramite la TV orienta e foraggia gli ultras del microfono e della scrivania.Vetro rotto pullman Juventus

I sassi contro il pullman della Juventus che si avvicinava allo stadio scagliati da cosiddetti “tifosi” granata prima della partita, e la spregevole bomba carta lanciata dai cosiddetti “tifosi” juventini nel settore Primavera della curva torinista sono cose che non lasciano scampo ad alcuna giustificazione: in più occasioni ieri a Torino si è sfiorata la tragedia.

E tutto per colpa di un calcio che non è più calcio, ma somma di calci violenti nei confronti dell’avversario, che deve essere denigrato, insultato, quand’anche picchiato e punito per il solo fatto di essere diverso nel tifo.

http://video.gazzetta.it/derby-torino-calci-pugni-contro-pullman-juventus/df3f9b88-ec21-11e4-a4b9-8fa5f28cadf5

Oggi probabilmente arriveranno i primi importanti provvedimenti, sia della magistratura che soprattutto del Palazzo sportivo: Tavecchio e Malagò chiedono la chiusura della curva della Juve dopo l’episodio della bomba carta.Bomba carta Torino

Qui il video dell’esplosione ripreso con un cellulare:

http://video.gazzetta.it/torino-juventus-bomba-carta-esplode-tifosi-granata/31737636-ec5e-11e4-a4b9-8fa5f28cadf5

Il numero uno della Figc ha parlato di vero e proprio «atto eversivo»; il presidente del Coni gli ha fatto eco commentando «Non se ne può più: dobbiamo affrontare il problema, vedrò Alfano».

Perché il problema non è più meramente sportivo: c’è in ballo una questione sicurezza e ordine pubblico non più rinviabile, e non solo in Serie A. Torino viene dopo Varese, Cagliari e Roma – e chissà quanti e quali altri fatti passati in secondo piano.

È opportuno che, una volta per tutte, i vertici istituzionali del Ministero dell’Interno e del pallone nostrano si siedano attorno a un tavolo e stabiliscano la strategia per affrontare i bulli della domenica che, in ogni angolo d’Italia, marchiano la loro cosiddetta “identità di curva” con atti scellerati e in pieno stile deliquenziale.

Per troppo tempo si è chiuso un occhio, minimizzato, fatto spallucce. È ora di dire basta: il calcio torni a essere uno sport. Prima che ci scappi il morto.

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