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L’Uruguay, il Maracanazo e quel “grande silenzio”: storia di Alcides Ghiggia

L’Uruguay, il Maracanazo e quel “grande silenzio”: storia di Alcides Ghiggia

Nel ’50 fece piangere il Maracanà, Rio e un intero popolo: è Alcides Ghiggia, l’ultimo reduce di quell’Uruguay che nel ’50 sfilò il Mondiale al Brasile padrone di casa.

L’ex calciatore verrà sempre ricordato con un’aura di leggenda, come l’uomo il cui fantasma tormenta ancora la Selecao. Ghiggia segnò infatti uno dei gol di quel famoso Brasile-Uruguay 1-2, giocato in un Maracanà stracolmo e già proiettato ai festeggiamenti per la conquista del Mondiale.

Allora però si chiamava ancora Coppa Rimet, e a trionfare davanti a 100 mila tifosi verdeoro non furono i pupilli del tifo di casa, ma la Celeste. Un trauma talmente grande che qualcuno lo ribattezzò come il Maracanazo: la disfatta sportiva più grande e famosa della storia.

«Ci sono solo tre persone che hanno messo a tacere il Maracanà: Papa Giovanni Paolo II, Frank Sinatra e io», amava ripetere l’ex ala di Penarol e Danubio, che ha anche vissuto un’esperienza in Italia tra Roma (1953-1961, 201 presenze e 19 gol) e Milan (solo 4 presenze tra il 1961 e il 1962).

Ghiggia mise la firma insomma in quel Maracanazo, tra l’altro emulato lo scorso anno dall’incredibile 7-1 della Germania al Brasile. Ma quel 16 luglio 1950 al Maracanà lì dove «era tutto previsto tranne la vittoria dell’Uruguay» (Jules Rimet), successe il fattaccio.

«Quando arrivò il gol di Ghiggia – ha scritto Eduardo Galeano – il silenzio esplose sul Maracanà, il più straordinario silenzio della storia del calcio». Che in Brasile ancora oggi ricordano tutti.


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