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Kazan 2015, Filippo Magnini tuona: “Tanti ex dopati tra i vincitori”

Kazan 2015, Filippo Magnini tuona: “Tanti ex dopati tra i vincitori”

Un Filippo Magnini senza peli sulla lingua, quello che si lascia andare ad amare confessioni nel corso della penultima giornata dei Campionati Mondiali di Nuoto di Kazan 2015. L’ex campione iridato nei 100 stile libero a Montreal 2005 e Melbourne 2007, esterna ai microfoni dei media il proprio malumore per dei successi ottenuti da alcuni suoi colleghi.

Si tratta, per far chiarezza, di nuotatori che, dopo aver scontato squalifiche per doping, sono tornati a gareggiare ed hanno subito centrato il massimo risultato. Il caso più famoso è senza dubbio quello di Sun Yang, il ragazzone cinese primatista dei 1500 sl, trovato positivo nel maggio 2014 ad uno stimolante e fermato dalla federazione del proprio Paese per tre soli mesi, in modo da prendere subito parte ai principali eventi stagionali. Ed eccolo qui in vasca vincere gli 800 sl davanti a Gregorio Paltrinieri, contro il quale gareggerà ancora domani sulla doppia distanza.

Ed ancora dalla Cina il più clamoroso caso esploso in questa rassegna iridata, quello di Ning Zetao, il nuovo re della più importante specialità natatoria, i 100 stile libero: reduce da una squalifica per clenbuterolo – un anabolizzante – nel 2011 e tenuto lontano dalle vasche soltanto per un anno, ha battuto a Kazan tutta la concorrenza e si è laureato campione del mondo. “Non mi piace, a me questo cinese fa ridere“, tuona senza mezzi termini Re Magno, che sottolinea come il corpo di un atleta sia portato inevitabilmente a cambiare dopo l’utilizzo di sostanze illecite, anche se questo è avvenuto in passato.

“Mi dispiace perché Cameron McEvoy [argento, ndr] avrebbe meritato il titolo”, aggiunge ancora, evidenziando come “la storia insegna che tanti ragazzi forti e puliti hanno perso da gente che ha rubato“. E “poi nessuno ricorda niente“, prosegue nella sua disamina, fornendo gli esempi degli stessi cinesi già citati, oppure del brasiliano Cesar Cielo o della russa Yulia Efimova, per la quale “prendere una squalifica doping è come per me prendere una multa per sosta vietata a Verona. Paghi ed è tutto normale“.

Davvero, dunque, non bisogna più fidarsi di chi vince? La situazione sta sì mutando, afferma il trentaduenne pesarese  – il quale, pur non avendo potuto disputare la sua gara prediletta per scelta tecnica del  mister, ha dato prova del suo ottimo stato di forma nella staffetta trascinata al bronzo – ma ancora molto lentamente per essere sicuri di certi risultati.

Alexander Popov, due ori olimpici e sei mondiali ed ora membro del Cio, difende gli atleti: “Le regole sono chiare: se si sconta la squalifica, si può tornare a gareggiare. Se si sbaglia ancora, per sempre fuori dallo sport“. Ma intanto le osservazioni di Filippo Magnini appaiono tutt’altro che banali.


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