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Euro 2016, spareggi: bentornata Ungheria, 44 anni dopo

Euro 2016, spareggi: bentornata Ungheria, 44 anni dopo

Un’attesa lunga 44 anni. L’Ungheria si qualifica a Euro 2016 e torna a giocarsi un Europeo dopo l’ultima partecipazione del 1972: lo fa dopo aver battuto 2-1 la Norvegia a Budapest.

I magiari sovvertono dunque tutti i pronostici della vigilia, che davano gli scandinavi – avversari della nostra Nazionale – nettamente favoriti, e tornano così a prendere parte a un grande torneo internazionale: l’ultima occasione fu la partecipazione al Mondiale di Messico ’86.

La squadra di Berdt Storck dunque ha raddoppiato dopo il successo in Norvegia e ha battuto anche a domicilio i rossoblù: alla Groupama Arena di Budapest è finita 2-1, senza l’agognata rimonta da parte nordica. A nulla è servita la strategia di Hogmo, che non è riuscito a ottenere alcunché neppure dalla stella in erba Martin Odegaard.

Del tutto sterile la Norvegia sottoporta, e costretta anzi a subire le rapide ripartenze di marca ungherese. I magiari hanno orientato l’incontro praticamente al primo affondo con una grandissima giocata di Tamas Priskin: l’attaccante dello Slovan Bratislava (un passato pure in Premier League) ha siglato un gol d’antologia, destro a giro sul palo più lontano dopo una finta a rientrare su due avversari.

Giochi praticamente chiusi già dal primo quarto d’ora. La Norvegia non ha mai punto del tutto: tanta voglia, ma poche idee chiare da portare, a parte il palo colto da Hovland in dirittura d’arrivo prima dell’intervallo. L’Ungheria ha controllato senza particolari patemi, l’eroe dell’andata Kleinheisler è stato di nuovo fra i migliori in campo e Dzsudzsak ha sfiorato il raddoppio.

Strepitoso Gabor Kiraly, l’eterno portiere 39enne, quando ha negato la gioia del gol a Pedersen. Poco dopo all’83’ l’autogol di Henriksen ha fatto scoppiare la festa dentro e fuori dallo stadio, per nulla interrotta dal gol dell’inutile bandiera segnato dallo stesso Henriksen all’87’.

L’Ungheria era già volata via verso Euro 2016: un gradito ritorno al calcio internazionale, dopo i fasti dell’era Puskas.


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