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50 volte Baggio: tanti auguri, Roby, poeta del calcio e maestro di vita
Roberto Baggio 50enne, qui al gol n. 200. Ap

50 volte Baggio: tanti auguri, Roby, poeta del calcio e maestro di vita

Mondiali.net ha deciso di fare gli auguri a modo suo a Roberto Baggio, 50 anni oggi e una carriera straordinaria alle spalle che ancora in tanti ricordano. Questo è il nostro augurio speciale.

Trovare delle metafore che servano a ridarci slancio è un esercizio più che legittimo, nella vita di tutti i giorni. Se poi quelle metafore prendono le sembianze, carne e ossa e legamenti, degli Eroi, ecco che allora ci si avvicina alla Poesia.

E a volte la Poesia può anche vestire una casacca e due scarpini, entrare in campo e far brillare gli occhi e il cuore di chi la guarda passare, dalla Coppa UEFA a un Mondiale “decadere” – ma solo per prestigio esteriore – fino alla provincia del pallone.

Mi piace però pensare che la parabola di quest’Eroe, di questo Poeta del pallone, sia stata ascendente: dagli esordi vicentini, dal gol alla Maradona nello stadio di Maradona con la maglia della Fiorentina, dalle prodezze magiche soprattutto con la Juve – la Coppa Uefa, il Pallone d’Oro, il FIFA World Player e annessi e connessi – e poi con l’Inter e il Milan; il passaggio attraverso Bologna.

In mezzo la maglia azzurra, portata addosso con un estro, e una sofferenza, eccezionale: dagli albori incredibili delle notti magiche di Italia ’90 a quel maledetto rigore sbagliato sul più bello a Pasadena, in quell’afosa finale di USA ‘94 – la caduta dell’eroe tra l’afa e le lacrime, il modo più brutale per decadere dal ruolo già allora di Divin Codino.

E quello fu il primo vero, sincero, sentito pianto sportivo della nostra generazione: un evento che in molti ricordiamo ancora come una di quelle ferite necessarie che scandiscono una tappa inevitabile della vita, quella in cui scopri che oltre alla vittoria c’è il sale, amarissimo, della sconfitta – fino a Francia ’98 e al mancato mondiale del 2002.

E poi, le sofferenze indicibili: gli infortuni, gravi e meno gravi, tutti superati con una pazienza, una costanza, una passione inenarrabili. Cose da mettere i brividi e solamente da ammirare, da ammirare e a cui potere-dovere assomigliarsi un po’.

Quella parabola ascendente è arrivata a Brescia: il Baggio più maturo, il Baggio buddhista, il Baggio cullato e coccolato da me tra il Fantacalcio – acquisto fisso, e fisso da titolare – e il mio banco di scuola – quando smise, nel maggio 2004, col pennarello nero disegnai un “Baggio 205 volte grazie” che divenne un mio piccolo orgoglio personale – io ricordo d’averlo visto lì.

Per noi Baggio è stato tutto questo: un Grande, con tutte le lettere possibilmente scritte al maiuscolo. Un campione dentro e fuori e intorno al campo, dappertutto. Un idolo senza bandiere, perché non ha avuto mai una bandiera sola, ma un idolo del calcio: un idolo dunque della vita e per la vita.

Il Teorema-Baggio: la sintesi migliore fra coraggio e bellezza, estro e abnegazione, predisposizione all’Arte e spirito di sacrificio. Lui, un cavaliere, alfiere pedina e torre di tutta la scacchiera, un concentrato di capacità balistica e purezza spirituale. Un cristallino. Il Divin Codino. Raffaello delle domeniche pallonare e figlio e padre di un calcio ormai scomparso.

Lo invochiamo ancora tutti quanti, uno come lui: uno che ci fugga dai tecnicismi, dagli automatismi tattici e muscolari, dalle tournée extracontinentali in cui, innalzandosi, è decaduto il calcio moderno. Quel calcio lì, finito col ritiro del 16 maggio 2004: una malinconia rimasta indelebile, col campione che se ne va, Grande, dal campo che lo ha reso grande.

Roby compie oggi 50 anni: ma proprio non riesco a immaginarmelo fermo, senza il pallone fra i piedi. Gli auguri arriveranno in ritardo, ma non importa; quel che è importa è che è stato lui, Baggio, una delle metafore più belle che abbiamo avuto la fortuna di vedere con gli occhi.

Rivederlo qui, in questa puntata speciale di Sfide, ci mette ancora i brividi


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