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Arnaud Démare, a Sanremo la meritata consacrazione
Arnaud Demare vince la Milano-Sanremo 2016. Foto: Ansa / Peri-Zennaro

Arnaud Démare, a Sanremo la meritata consacrazione

Ci sono giorni in cui la vita ti sorride e oggi è uno di quelli“. È il ritratto della felicità, Arnaud Démare, dopo aver tagliato, da trionfatore, il traguardo della Milano-Sanremo 2016. Una Classica che vale un’intera carriera o che può rappresentare un punto di svolta per chi, come il diretto interessato, ha da sempre le stimmate del campione.

Non scopriamo certamente oggi il talento del venticinquenne piccardo in forza alla FDJ: nel 2011, da under 23, vestì la maglia iridata a Copenaghen, prima di strappare un contratto da professionista nel team diretto da Marc Madiot, dove tuttora milita. E da allora una continua attesa del grande colpo che faticava ad arrivare, al punto che, dopo una stagione decisamente brutta, come quella appena trascorsa, in molti troppo frettolosamente parlavano di “talento inespresso”.

Ma se il buongiorno si vede dal mattino, l’alba del nuovo anno si rivela subito luminosa per Démare: tornato alla vittoria dopo otto mesi in occasione di una frazione al Giro del Mediterraneo, riesce a sbloccarsi anche in una corsa WorldTour, la Parigi-Nizza, dalla quale, peraltro, si ritira dopo appena un giorno. Ed eccolo giungere qui, alla partenza della Sanremo, snobbato da molti addetti ai lavori, ma da noi additato come uno dei maggiori pretendenti al successo finale. E difatti, falliti i tanti tentativi operati dai finisseur e messi fuori gioco dalla sfortuna alcuni uomini veloci come Michael Matthews, Peter Sagan, Fernando Gaviria e Nacer Bouhanni, Démare mette tutti d’accordo grazie ad una volata impeccabile, che gli permette di entrare nel prestigioso albo d’oro della Classica di Primavera.

Il primo ad essere incredulo di quanto fatto è proprio lui: “Sono ancora sconvolto, non credo a quel che ho fatto. La Milano-Sanremo è una cosa troppo grande per me, sono davvero molto felice”. È sincera la sua emozione, così come sincero è il suo batticuore quando sul palco risuona la Marsigliese, ventun’anni dopo l’ultima volta di Laurent Jalabert. Di nuovo l’inno francese in una Monumento diciannove anni dopo l’ultima, ancora a firma di JaJa (era il Lombardia 1997, in quel caso): il chiaro segnale che il movimento transalpino sta prepotentemente tornando alla ribalta, in attesa – e non ci vorrà ancora molto, ne siamo certi! – di un successo in un GrandTour da parte del Thibaut Pinot di turno.

Poi i retroscena del successo odierno: “Sono caduto alla fine della Cipressa e sono rientrato solo in fondo al Poggio. Ma oggi ho sempre avuto gambe fantastiche. E ricordo di aver vinto dopo una caduta anche quando sono diventato Campione del Mondo Under 23″, racconta in preda all’eccitazione, descrivendo, poi, gli istanti di gara decisivi: “Ho lanciato la mia volata da lontano come sempre, avevo perso il filo della corsa, non ero neanche sicuro che tutti gli attaccanti fossero stati ripresi. Sono state le macchine che aprono la corsa a suggerirmi che ero davanti e stavo facendo la volata per la vittoria”.

“Pensavo di aver bisogno di maggior esperienza prima di mettere il mio nome sulla Milano-Sanremo, una delle cinque classiche che tutti i ciclisti sognano di vincere“. Ne sentiremo parlare molto di Arnaud Démare, magari già quest’anno in occasione delle imminenti Classiche del pavé.


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