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Parigi-Roubaix 2016, l’analisi. Hayman nega a Boonen il pokerissimo
Foto: Tim De Waele

Parigi-Roubaix 2016, l’analisi. Hayman nega a Boonen il pokerissimo

Se Arnaud Démare poteva essere inserito nel novero dei pretendenti alla Milano-Sanremo e Peter Sagan era indubbiamente il favorito numero 1 del Giro delle Fiandre, quanti avrebbero scommesso su un Matthew Hayman vincitore della Parigi-Roubaix 2016? Trentotto anni, una vittoria alla Parigi-Bourges come maggior risultato in carriera ed una squadra, la Orica-GreenEDGE, non propriamente avvezza alle pietre che costituiscono l’Inferno del Nord.

Ma è il bello dello sport – e del ciclismo in particolare – che talvolta spunti chi meno t’aspetti e vada a fare scacco matto ai big: ricordate, per esempio, la prodezza di Johan Vansummeren esattamente cinque anni fa? Ecco, dopo un lustro, premiata l’audacia di chi, ai nastri di partenza senza alcuna aspettativa, ha il coraggio di compiere 180 km di fuga e poi trovare la forza di battere un mito come Tom Boonen nel velodromo più celebre al mondo.

Già, perché messi fuori gioco dalle cadute Peter Sagan e Fabian Cancellara, era il belga della Etixx-Quick Step il più atteso, specie per la ghiotta occasione di centrare il pokerissimo all’Inferno del Nord mai riuscito a nessuno: il record, quattro successi, spetta allo stesso corridore della Etixx-Quick Step e al connazionale Roger De Vlaeminck. Ma la sentenza è stata chiara: Hayman batte Tornado Tom.

È un sogno che diventa realtà” dichiara raggiante l’atleta classe ’78, ricordando di essersi rotto il radio appena cinque settimane fa e di essere giunto qui senza grosse ambizioni. “Fortunatamente è andato tutto nel verso giusto”, prosegue ancora, rivelando che, all’entrata nel velodromo in compagnia di Boonen, sarebbe stato ben felice anche di un eventuale secondo posto.

“Delusione” nelle parole di quest’ultimo, dato troppo furtivamente per spacciato dopo un Fiandre non al massimo, ma consapevole di aver, stavolta, condotto la gara nel migliore dei modi, sempre nelle posizioni di testa, ad eccezione dell’ultima curva presa più indietro, probabilmente costatagli la vittoria. “Quando si prova a vincere, si può anche perdere“, dichiara, non precludendosi la possibilità di riprovarci ancora tra un anno, per riscrivere un nuovo pezzo di storia dello sport.

Chi, probabilmente, ha detto addio ai sogni di vincere di nuovo la Regina delle Classiche è Fabian Cancellara, che salvo ripensamenti appenderà la bici al chiodo a fine stagione. Ancora la cattiva sorte a mandare Ko il campione svizzero della Trek-Segafredo: rimasto inizialmente attardato perché imbrigliato nella caduta occorsa ad Alexander Porsev, non è riuscito a compiere la rimonta per colpa di un altro capitombolo che l’ha coinvolto in prima persona. “Questo è il ciclismo. Puoi vincere e puoi perdere”, sintetizza Spartacus, arrivato al traguardo omaggiato dal pubblico. Stasera avrà comunque modo di festeggiare il suo compagno Yaroslav Popovych, all’ultima corsa in carriera.

Vittima di una caduta anche Elia Viviani (Team Sky), a terra dopo una collisione con una moto in un tratto di pavé. Gli accertamenti cui è stato sottoposto hanno evidenziato una contusione sternale. Qui il video della sua caduta.


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