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Schwazer, tecniche avanzate per incastrarlo ma lui si difende: “Non mi vogliono alle Olimpiadi”
Alex Schwazer. Foto: LaPresse

Schwazer, tecniche avanzate per incastrarlo ma lui si difende: “Non mi vogliono alle Olimpiadi”

Assume i contorni di un vero giallo il caso Alex Schwazer 2, trovato positivo per la seconda volta durante un controllo a sorpresa effettuato dalla Iaaf agli albori del nuovo anno. Era ancora sotto squalifica, sei mesi fa, ma si stava già sottoponendo a duri allenamenti per rientrare – con successo – alle gare.

Nella conferenza stampa appositamente indetta a Bolzano, il diretto interessato si difende e si scaglia contro chi non gradisce il suo ritorno alle competizioni. “Come quattro anni fa sono ancora qua a metterci la faccia per rispetto nei miei confronti e di chi mi è stato vicino, ma oggi non ci saranno scuse per un errore che non ho fatto“, afferma il campione olimpico di Pechino 2008, che insiste nel ritenersi esente da colpe e rilancia: “Qualcuno non vuole che io vada alle Olimpiadi; io ancora ci credo, ma i tempi sono abbastanza stretti e darò il 100% per chiarire quello che è successo con questa provetta“.

A parlare è anche il suo avvocato, Gerhard Brandstaetter, che dichiara come si abbia a che fare con “una notizia incredibile e devastante” perché “è strano che un controllo negativo a gennaio venga riaperto pochi giorni dopo che Alex ha vinto e risulti positivo a sostanze anabolizzanti“. “Faremo a breve una denuncia contro ignoti. Alex spera di poter ancora andare alle Olimpiadi perché non ha nulla da rimproverarsi […] Non può accettare di essere rimesso in discussione con una vicenda nella quale non ha alcuna responsabilità“.

Ma allora, come è potuto accadere che una provetta negativa a gennaio risulti positiva a distanza di poco tempo? La Gazzetta dello Sport fa luce sulla vicenda e spiega ciò che è avvenuto. I risultati negativi della prima analisi sarebbero stati comparati ai dati del passaporto biologico, dal quale sarebbero emerse le prime criticità in rapporto ai dati personali del corridore. La provetta, conservata a Colonia, sarebbe così stata inviata in Canada, per essere nuovamente analizzata nel laboratorio indipendente di Apmu, a Montreal.

È qui che due tecnici tedeschi specializzati hanno messo in pratica quella che gli stessi definiscono “la più avanzata arma contro il doping”, consistente nel ionizzare il campione di urina dell’atleta “bombardandola con un fascio di elettroni e poi spararla all’interno di un analizzatore di massa“. Tale procedimento, spiega Corriere.it, permette di rivelare “la percentuale di carbonio-13 [che dimostra] la presenza di precursori del testosterone sintetico estranei all’organismo“.

La vicenda, siamo sicuri, non terminerà qui e vi terremo certamente aggiornati.


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