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Premier League, che succederà dopo la Brexit? I possibili scenari

Premier League, che succederà dopo la Brexit? I possibili scenari

Una Premier League meno competitiva: meno ricca ma con maggior spazio per i talenti inglesi. Queste sembrano essere al momento le conseguenze più estreme che la Brexit potrebbe avere sul campionato più ricco e più seguito del mondo.

Tutto questo non capiterà domani, eppure gli scenari che si aprono spingono da subito a pensare a quelli che potrebbero essere gli stravolgimenti sul calcio non solo inglese ma continentale.

La prima conseguenza dell’uscita del Regno Unito dall’UE è chiara ed evidente a tutti: i calciatori italiani (come i nostri Ogbonna e Pellè), spagnoli, tedeschi, belgi e compagnia cantando saranno equiparati ai normali cosiddetti extracomunitari. Bisognerà certamente capire come si muoverà il prossimo esecutivo britannico, che si insedierà al posto di David Cameron, ma i rischi ci sono.

Attualmente infatti i parametri per tesserare giocatori esterni all’Unione Europea sono parecchio ristretti e complicati: un sistema di sbarramenti che deve passare sempre al vaglio della FA, l’organo di governo del calcio britannico, prima di ottenere l’approvazione al tesseramento. Con la Brexit lo scenario trasforma tutto in un ginepraio.

Solo per fare un conto, nell’ultima stagione di Premier League, i giocatori provenienti da uno dei Paesi dell’Unione erano 188: un terzo circa del totale che unisce i tesserati delle 20 squadre delle massima serie. Una fetta importante, dunque, che rischia di dover fare le valigie e trovare adeguata sistemazione altrove.

A questo punto, il calciomercato nel Regno Unito – Inghilterra in primis – si farebbe bollente in uscita, ma non in entrata, dato che i tesseramenti dei giocatori stranieri saranno improponibili anche per la prevista svalutazione della sterlina, e quindi nel rapporto di cambio sterlina/euro decisamente sfavorevole alla prima.

La soluzione a quel punto la PL potrebbe trovarla nei vivai britannici: il Leave votato ieri suonerebbe dunque da sprone per vitalizzare e vivacizzare i settori giovanili, garantendo un grande serbatoio di talenti del football ai club della massima serie.

Il calcio made in UK, forse, ne trarrebbe giovamento; ma di sicuro tanti investimenti provenienti dall’estero finirebbero. La Premier League dunque rischia di trovarsi in un immenso vivaio di giovani di belle speranze non supportato da nessun big europeo. O, per meglio dire ormai, extracomunitario.


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