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Europei Plumelec 2016, Sagan fuori categoria. E l’Italia? L’analisi di Cassani
EuroRoad16, il podio della gara élite: 1 Sagan, 2 Alaphilippe, 3 Moreno. Foto @UEC_cycling

Europei Plumelec 2016, Sagan fuori categoria. E l’Italia? L’analisi di Cassani

Con disarmante facilità Peter Sagan conquista la medaglia d’oro ai Campionati Europei di Plumelec-Morbihan-Bretagne 2016. Un risultato ampiamente nelle aspettative, ma con quanta naturalezza lo slovacco va a prendersi l’ennesimo titolo della sua pur giovane carriera!

Dopo aver tagliato il traguardo a braccia alzate in cima alla Côte de Cadoudal si gira indietro e sembra voler dire: “Tutto qui quello che siete in grado di fare?”. Oramai non resta che aggiornare le statistiche relative al ventiseienne fenomeno di Zilina, apparentemente senza freni da quel giorno di dodici mesi fa in cui fece suo il titolo mondiale a Richmond.

Sono 86 le vittorie all’attivo, 11 delle quali quest’anno. E che vittorie: Giro delle Fiandre, Gand-Wevelgem, 3 tappe e maglia verde al Tour, 2 in Svizzera, 2 in California, GP Quebec ed ora Campionato Europeo. Probabilmente un solo atleta avrebbe potuto impensierirlo: quel Greg Van Avermaet che ha preferito rispondere con un niet all’invito degli organizzatori e che ci ha privato di un duello che avrebbe messo un po’ di sale sulle strade bretoni.

“Quando ho visto questo percorso mi sono convinto a provare”, dichiara Sagan in conferenza stampa, aggiungendo che per vincere in queste circostanze, senza l’apporto di una squadra, “o vai in fuga oppure attendi la volata. Ho scelto questa ultima soluzione ed è andata bene”. Quanto vale questa maglia continentale che per il momento non potrà indossare, avendo sulle spalle quella più prestigiosa iridata? “È sempre un titolo. In questa stagione […] non voglio lasciare nulla. Diciamo che mi sono assicurato una maglia anche per il prossimo anno, poi ad ottobre si vedrà”, osserva ridendo.

E l’Italia? La mano di Davide Cassani si vede: la squadra si muove perfettamente, fa corsa offensiva ed è sul punto di sbaragliare il campo. Ma proprio allo sprint finale manca qualcosa… e si raccolgono le briciole. “Abbiamo fatto quello che ci eravamo ripromessi e francamente non posso rimproverare nulla. E poi, con un Sagan così…”, sono le prime parole rilasciate dal nostro commissario tecnico dopo la conclusione.

Tattica studiata a tavolino, si diceva, in particolare quello scatto di Moreno Moser che a 10 km al traguardo rischiava di andare a segno. “Il piano prevedeva che Moreno provasse in quel punto oppure a 2 chilometri dalla conclusione. Una decisione che spettava a lui, in base alle sensazioni”. Ripreso il trentino – “Mi sentivo bene e ho provato. È un periodo in cui sono in forma e mi sto divertendo“, afferma a tal proposito il diretto interessatoormai pienamente ritrovato dopo un paio di anni di transizione – e ripreso pure Davide Villella partito in contropiede, in volata tanto Diego Ulissi quanto Sonny Colbrelli sono evaporati.

Ero messo bene – mastica amaro il livornese della Lampre-Merida, tra i papabili per il podio in un finale del genere – ma sulla curva che porta al rettilineo mi è mancata la gamba. Ho perso le ruote giuste”. Nono posto per lui, migliore degli azzurri. “Sono contento di come ha risposto la squadra“, torna ad analizzare il ct romagnolo – Sono soddisfatto del lavoro fatto, ora dobbiamo voltare pagina perché c’è il Mondiale che ci aspetta, dove la squadra sarà completamente diversa“.

La sensazione è che, in cima alla Cote de Cadoudal, si poteva raccogliere di più. Forse più di quanto, lieti di essere smentiti, ci attenderà a Doha, dove il nostro leader sarà verosimilmente Elia Viviani, ma dove il numero di avversari da battere sarà certamente più elevato di quello visto qui in Francia. I segnali di miglioramento, comunque, sono indiscutibili.

Clicca qui per il bilancio complessivo di Plumelec-Morbihan 2016 e per il medagliere finale.


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