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Bentornato, Fabio Felline!
Fabio Felline. Foto: Tim De Waele

Bentornato, Fabio Felline!

Il Trofeo Laigueglia 2017 ci riconsegna uno dei migliori talenti del panorama ciclistico italiano: è Fabio Felline, che riassapora il gusto della vittoria ad un anno e mezzo dall’ultima e si lascia definitivamente alle spalle quanto capitatogli nella prima parte del 2016.

17 aprile 2016: un banale incidente avvenuto ancor prima del chilometro zero rischia di compromettere seriamente la carriera dell’atleta torinese in forza alla Trek-Segafredo. La diagnosi parla di frattura alla base del cranio ed un lungo periodo di recupero dopo il necessario intervento chirurgico. Un calvario, quello del ventiseienne, che però non si dà per vinto e con una grande forza di volontà fa di tutto per cercare un riscatto e ritornare sulla strada nel minor tempo possibile.

Alle corse, difatti, ci torna in tempi record, sfoderando una serie di prestazioni degne di nota, ma senza mai riuscire a vincere. Da incorniciare, in particolare, l’ultima Vuelta a Espana, conclusa sì senza acuti, ma con una maglia verde in qualità di vincitore della classifica a punti che di certo fa piacere. Da lì, appuntamento al 2017 con l’obiettivo di dimostrarsi subito vincente.

Detto fatto. Il debutto stagionale avviene al Trofeo Laigueglia: la divisa non è quella della Trek, bensì della nazionale italiana, essendo stato inserito nella formazione scelta dal ct Davide Cassani. È lui l’indiscusso protagonista della gara: attacca coraggiosamente sulla salita di Colla Micheri, a 15 km all’arrivo, resiste ai tentativi di rimonta del gruppetto che lo insegue a ruota e si invola in solitaria verso il successo, quel successo cercato dal settembre 2015, in occasione del GP Fourmies.

Dopo aver tagliato il traguardo da trionfatore, ammette di aver provato “un’emozione unica” perché da tempo inseguiva un’affermazione. Un’azione non preventivata la sua, ma provata perché la condizione gliel’ha permesso: “Stavo molto bene e non ho avuto paura di attaccare”, dichiara, aggiungendo di aver “stretto i denti” fino all’arrivo.


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