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Amstel Gold Race 2017, l’analisi: Gilbert brinda al poker, delude l’Italia

Amstel Gold Race 2017, l’analisi: Gilbert brinda al poker, delude l’Italia

2010, 2011, 2014 e 2017: è poker Philippe Gilbert all’Amstel Gold Race 2017. Non bastava un Giro delle Fiandre da leggenda: il campione belga in forza alla Quick Step Floors va a prendersi in questa straordinaria stagione anche la prima Classica delle Ardenne, quelle Ardenne che rappresentano il suo terreno prediletto e il sogno di ogni vallone come lui.

Autoritario, freddo, cinico: è in un’annata davvero eccezionale il trentaquattrenne di Verviers, lucido a leggere la gara e il momento chiave per salire alla ribalta. Non sul Cauberg, dal momento che gli organizzatori hanno deciso di anticiparlo per rendere più incerto il finale di gara (intento riuscito appieno), ma a 40 km all’arrivo, quando è partita l’azione giusta in cui Gilbert è stato lesto ad inserirsi.

Messi fuori gioco tutti gli inseguitori, che hanno perso l’attimo per rientrare, è giunto il momento di mettere al tappeto i compagni di fuga, lasciati dietro a 6 km all’arrivo. Tutti tranne uno, Michal Kwiatkowski (Team Sky), unico a riportarsi in un secondo tempo sui primi e unico a capire che non bisognava lasciare neppure un metro a Gilbert in vista del finale.

È un altro che vive un momento di grazia, il polacco: non sazio della Milano-Sanremo, ha cercato di far sua anche la Classica della Birra. Ma stavolta accanto a lui non c’era Peter Sagan che, pur fenomeno, pecca ancora di errori d’inesperienza: stavolta si è trovato di fianco un veterano del gruppo, un altro ex iridato che in questa stagione ha portato a casa una Monumento proprio come lui. Insomma: uno che sa come si vince e lo sa meglio dell’atleta dell’est, che difatti viene battuto in volata.

Si sono svegliati tardi Greg Van Avermaet (Bmc) e Alejandro Valverde (Movistar), altri due attesi in questa prova. Si sono fatti cogliere impreparati nell’attacco decisivo e non sono più riusciti a rientrare. Entrambi hanno dato prova, comunque, che la condizione palesata rispettivamente alla Roubaix e nelle brevi corse a tappe WorldTour, non è affatto deficitaria e mira a restare tale fino alla Liegi.

Delusione dalla pattuglia italiana formata da ventisette elementi. Dopo un’ottima prima parte di Campagna del Nord al di là di ogni aspettativa – quante erano le speranze, alla vigilia, di far tanto bene sul pavé? – si comincia con un mezzo passo falso il Trittico delle Ardenne in cui, invece, avremmo tutti i mezzi per poter ben figurare.

I nostri hanno perso l’attimo quando Sergio Henao ha portato via il drappello dei battistrada, andati poi a giocarsi il successo. Ha provato a ricucire in un secondo momento Fabio Felline (Trek-Segafredo), che ha questa gara nel destino, avendo lo scorso anno proprio qui rischiato di porre fine alla sua carriera, ma alla fine ha dovuto arrendersi ed essere riagguantato dal gruppo assieme agli altri contrattaccanti.

E così l’unico posto in top ten è quello di Sonny Colbrelli (Bahrain-Merida), l’uomo più atteso quest’oggi e il secondo favorito dai bookmakers alle spalle del vincitore: il successo al Brabante ci aveva fatto ingolosire, invece anche il bresciano ha perso a sua volta l’opportunità nella fase calda della gara. Nona la sua posizione finale.

È finita a terra l’avventura del campione uscente Enrico Gasparotto (Bahrain-Merida), caduto malamente nella seconda parte di corsa.


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