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Liegi-Bastogne-Liegi 2017, l’analisi: Valverde storico, Formolo salva l’Italia

Liegi-Bastogne-Liegi 2017, l’analisi: Valverde storico, Formolo salva l’Italia

Oramai è nella storia del ciclismo, Alejandro Valverde: dopo la quinta Freccia Vallone arriva la quarta Liegi-Bastogne-Liegi nella bacheca del fuoriclasse spagnolo della Movistar, uno dei massimi interpreti delle Classiche delle Ardenne che questo sport ricordi. Nel 2006 e nel 2008 le prime due affermazioni, poi, nella seconda parte della sua carriera sportiva, i successi del 2015 e del 2017, ottenuti mostrando una superiorità disarmante.

Come il buon vino, più invecchia e più va forte l’Imbatido. In questo 2017 ha già portato a casa undici vittorie, dando in alcuni casi la sensazione di sbeffeggiare gli avversari per manifesta preponderanza. Nella Doyenne ha scherzato per 257 chilometri, poi è partito agli ultimi mille metri e non ce n’è stato per nessuno, neppure per il povero Daniel Martin (Quick Step Floors) che per l’ennesima volta ha dovuto accontentarsi del piazzamento d’onore.

Valverde è un grande atleta e un grande uomo e l’ha dimostrato quando, tagliando il traguardo, ha alzato le dita al cielo indicando chi ci ha tragicamente lasciato appena un giorno fa. È immediatamente andato a Michele Scarponi il suo pensiero sia al momento del successo che quando è stato chiamato a rispondere alle domande dei giornalisti. “Prima di tutto voglio dire che questa vittoria è dedicata a Michele“, ha esclamato in lacrime dopo aver definito il povero scalatore italiano un “grande amico” ed aver ribadito che il premio in denaro andrà completamente alla alla sua famiglia.

Cos’altro dire dal punto di vista agonistico? È stata una corsa bruttina, la peggiore delle quattro Monumento disputate finora in questa stagione. Si è dovuto attendere il Col de Saint-Nicolas per vedere qualche serio attacco, ma alla fine l’azione più bella l’ha firmata il nostro Davide Formolo, che ha resistito fino ai cinquecento metri finali al rientro di Daniel Martin e compagnia. Bene Formolo, bene il suo compagno di squadra Davide Villella, che ci aveva provato poco prima: i due hanno preso in mano una Cannondale-Drapac il cui leader Rigoberto Uran è parso anonimo.

Male gli altri italiani: da Fabio Felline (Trek-Segafredo) a Diego Ulissi (UAE Team Emirates), tutti lontani da prestazioni che ci attendevamo. Il migliore dei nostri è stato Domenico Pozzovivo (Ag2r La Mondiale), ma il suo dodicesimo posto nulla ci lascia. È un paradosso, ma concludiamo la Campagna del Nord con un voto molto alto dopo le Classiche del pavé e uno decisamente più basso per le più congeniali Ardenne.

Per quanto riguarda gli altri big, Greg Van Avermaet (Bmc Racing Team) ha avvertito la stanchezza di una lunga e trionfante stagione ed è andato spegnendosi nel finale; Michal Kwiatkowski (Team Sky) si è accontentato della volata dei battuti andando a cogliere il terzo posto; Adam Yates (Orica-Scott) ha deluso le attese. Molto meglio Michael Matthews (Team Sunweb), che dimostra di poter competere anche per una corsa dura come la Liegi e chiude con i migliori, o Michael Albasini (Orica-Scott), che non sente il peso degli anni che passano ed è ancora lì nella mischia che conta.


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