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Champions, Monaco-Juventus il giorno dopo: i bianconeri principi di Monte Carlo
can - 02.05.2017 - Monaco - Champions League Semifinale - Monaco-Juventus nella foto: l'esultanza dei giocatori della Juventus

Champions, Monaco-Juventus il giorno dopo: i bianconeri principi di Monte Carlo

Il giorno dopo Monaco-Juventus è dolcissimo per i tifosi bianconeri: in Champions la Vecchia Signora non prende gol e continua a farne. Cardiff ora è più vicina.

La sfida del Louis II di Monte Carlo ha messo in luce una Juventus definitivamente maturata dopo i balbettii di inizio stagione. Semmai ce ne fosse bisogno la Vecchia Signora ha fatto vedere di che pasta è fatta in Europa: compattezza, gruppo granitico e difesa rocciosa, cinismo letale e spietato nell’ammazzare la partita al momento giusto.

MASSIMILIANO ALLEGRI E LE GENIALATE. Gli applausi di tifosi e addetti ai lavori vanno innanzitutto a Massimiliano Allegri: dopo “l’invenzione” del 4-2-3-1 post-tracollo con la Fiorentina, il tecnico livornese se ne esce con un’altra genialata, inserendo Barzagli nell’undici titolare e alzando Dani Alves al posto di Cuadrado. Il brasiliano ex Barça ripaga la fiducia sull’ala destra con una prestazione monstre e con due assist fenomenali per il Pipita Higuain.

DANI ALVES, PJANIC, HIGUAIN: IL NUOVO (BIANCONERO) CHE AVANZA. La copertina di Monte Carlo reca in cima, fra quelle di tutta la rosa, le immagini di tre juventini di nuova formazione, arrivati quest’anno per vincere tutto: oltre a Dani Alves e Higuain c’è Pjanic. Menzione d’onore per ciascuno dei tre. Andiamo con ordine.

Arrivato alla Juventus dopo anni di trionfi in blaugrana, in tanti strizzarono il naso davanti all’acquisto di Dani Alves, immaginandolo come un giocatore a fine carriera e senza più stimoli. E invece il 33enne esterno destro brasiliano ha dimostrato a tutti di essere tutto tranne che bollito: i servizi geniali di ieri sera sono la riprova che dopo le fatiche iniziali di ambientamento Dani si è preso la Juve, grazie a una crescita esponenziale in qualità e personalità che lo ha fatto pedina inamovibile dello scacchiere bianconero. Uno che, quando il gioco si fa duro, comincia a giocare entusiasmando.

Discorso simile per Miralem Pjanic: a parte un paio di sbavature in fase di impostazione, lo stesso bosniaco ha avuto anche lui una maturazione negli ultimi anni eloquente ed effettiva; con l’ex della Roma la Juventus ha trovato il suo nuovo equilibrio a centrocampo, grazie ai nuovi compiti da regista basso che hanno svincolato il centrocampista dai compiti di copertura e gli hanno consegnato più libertà d’impostazione.

Higuain invece non lo si è scoperto ieri sera al Louis II. O, forse, sì. In tante partite della fase finale della Champions League il Pipita non aveva mai segnato, e i titoli denigratori dei giornali stranieri lo avevano rimarcato. Invece, nella notte monegasca l’argentino ha fatto boom, boom! gonfiando la rete di Subasic per ben due volte. Nona doppietta stagionale: di destro e sinistro Gol-zalo Higuain è un bomber di razza e un killer spietato in area. E chissà che, sbloccandosi a quest’altezza della Champions, la sua autostima già alta non possa accrescersi per un finale di stagione bianconera trionfale.

SAN GIGI E QUELLA BBC INESPUGNABILE. Come non parlare infine di San Gigi Buffon? Nelle sparute occasioni in cui la BBC davanti a lui si è fatta sfuggire i giovani talentuosi del Monaco (Mbappé su tutti) il capitano bianconero ha mostrato i muscoli e gli artigli, sgonfiando tutti i tentativi dei biancorossi e blindano uno 0-2 che può davvero aprire alla Juventus la finale di Cardiff. La seconda in tre anni. Per quell’unico, vero trofeo che manca nella bacheca prestigiosa del numero 1 più forte del mondo.

Non sorprenda un parallelo: la parata sul colpo di testa di Germain all’89’ a più di qualcuno ha ricordato una parata molto simile fatta da Buffon a Zidane nella finale di Germania 2006. Allora si sa come andò a finire; stavolta l’epilogo è tutto da scrivere. Ma con una Juventus così, che ha preso due gol in tutta la Champions e non prende complessivamente da 621’ e che ha tenuto a cuccia l’attacco esplosivo più prolifico d’Europa, sognare la Champions League è un obbligo morale.


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