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Bmc chiude il vivaio Continental e si scaglia contro l’Uci

Bmc chiude il vivaio Continental e si scaglia contro l’Uci

Una mossa clamorosa, quella operata dal BMC Racing Team: la società statunitense ha deciso che a fine stagione chiuderà i battenti il proprio vivaio Continental, il Bmc Development Team, come segno di protesta contro le cattive politiche del ciclismo giovanile promosse dall’Uci.

Ripercorriamo brevemente la storia del progetto Continental e il motivo che ha indotto a tale drastica decisione. Nato nel 2013, il Bmc Development Team si è proposto di formare i migliori giovani del panorama internazionale per poi condurli al mondo del professionismo nelle file della formazione WorldTour.

Così negli anni sono stati promossi in prima squadra atleti del calibro di Tom Bohli, Silvan Dillier, Kilian Frankiny, Floris Gerts, Stefan Küng, Dylan Teuns, Nathan Van Hooydonck e Loïc Vliegen, ognuno dei quali ha già avuto modo di lasciare il segno in competizioni più o meno importanti. Accanto a loro, inoltre, altri atleti si sono accordati con altre compagini: è il caso di Valentin Baillifard e Théry Schir (Team Roth-Akros), Lukas Spengler (WB Veranclassic Aqua Protect), Alexey Vermeulen (Team Lotto NL-Jumbo) e Tyler Williams (Israel Cycling Academy).

A questi sta per aggiungersi il più grande talento emerso quest’anno, vincitore, nel giro di pochi mesi, di Ronde de l’Isard, Giro d’Italia U23 e Giro della Valle d’Aosta, tre corse di assoluto valore nel panorama dilettantistico: stiamo parlando del russo Pavel Sivakov, che con ogni probabilità andrà dal prossimo anno a rinfoltire la rosa del Team Sky.

Una scelta che ha mandato su tutte le furie il team manager della Bmc Racing Team Jim Ochowicz, che in un comunicato ufficiale si è espresso in termini molto duri su tale situazione che si sta creando, facendo notare come “a differenza degli anni scorsi, gli atleti sono oggi guidati dai propri procuratori [i quali] propongono i propri assistiti ad altre squadre che non hanno investito in programmi simili“, vanificando in tal modo il lavoro di quei team che concentrano i propri sforzi sulla costruzione di un vivaio.

“Noi stiamo formando atleti con un dispendio economico. L’UCI non garantisce protezione ai team di sviluppo e non esistono regole che proteggono l’investimento o il trasferimento di corridori da una squadra all’altra“, le parole di Ochiwicz, che ritiene dunque chiusa l’esperienza del Development Team, con l’auspicio che ciò possa servire a dare una scrollata all’Uci e stabilire delle regole chiare che non danneggino squadre a vantaggio di altre.


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