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Astana, Beppe Martinelli scende dall’ammiraglia

Astana, Beppe Martinelli scende dall’ammiraglia

Una decisione inattesa, ma a lungo ponderata, scuote il mondo del ciclismo: Giuseppe Martinelli, uno tra i più vincenti direttori sportivi al mondo, capace di portare al successo i vari Pantani, Garzelli, Simoni, Cunego, Nibali e Aru, ha deciso di scendere dall’ammiraglia.

È lo stesso esperto manager a svelare le sue intenzioni nel corso di un’intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport, in cui racconta di essere giunto a tale decisione al termine dell’ultimo Tour de France. Ci pensava da tempo, sin dal 2016, ma soltanto dopo la Grande Boucle è maturata la scelta definitiva di provare a fare altro.

Resto direttore sportivo”, assicura, precisando che, d’ora in avanti, lo farà da dietro le quinte, dispensando programmi e consigli ai suoi corridori. Sarà un “jolly”, dunque, una figura più ampia da quella impersonata finora. Per quale motivo si è giunti a tale decisione? In seguito alle roventi polemiche avanzate contro la sua squadra, la Astana, dopo il Tour in cui, a dire di giornalisti italiani ed opinione pubblica, il capitano Fabio Aru sarebbe stato lasciato da solo da staff e compagni.

Le critiche ingiuste […] mi hanno fatto male davvero”, commenta amareggiato Martino, che insiste nel dire come in quella circostanza non fosse possibile fare di più, dal momento che si doveva fare i conti con le defezioni di Cataldo, Fuglsang, Kangert e del povero Michele Scarponi. Proprio la scomparsa dello scalatore marchigiano ha segnato molto il team manager azzurro, che rivela di un ultimo messaggio vocale, dal sapore quasi premonitore, inviatogli la sera prima del tragico incidente. “Sembra un testamento…”, afferma.

Un’ultima osservazione sull’addio di Fabio Aru, approdato alla UAE Team Emirates: “Non mi sento né tradito, né deluso”, dice, aggiungendo che non sente il corridore sardo da circa un mese, ma di essere pronto ad abbracciarlo al momento dell’incontro. Più di lui c’è rimasto male il gran capo Astana Alexander Vinokourov, che “pensava potesse diventare una bandiera” del team kazako.


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