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FIGC, Tavecchio se ne va: dimissioni furiose e cariche d’accuse
Carlo Tavecchio, presidente FIGC. LaPresse

FIGC, Tavecchio se ne va: dimissioni furiose e cariche d’accuse

Nel giorno più lungo della storia della FIGC Carlo Tavecchio ha deciso di lasciare: troppo grande il fallimento della Nazionale, per non pensare a uno stravolgimento. Ecco le parole.

Non ha usato mezze misure Carlo Tavecchio nel corso della sua ultima conferenza stampa in FIGC, occasione in cui ha ribadito il suo congedo da numero uno della Federcalcio. Tavecchio ha confermato di aver rassegnato le sue dimissioni e di averle chieste al Consiglio Federale come mero atto politico, ma nessuno le ha rassegnate.

Sconsolato e furioso: tale è parso l’ex presidente della Federcalcio, che paga in maniera naturale lo sconquasso causato dall’esclusione della Nazionale dal Mondiale. Come lui stesso ha ammesso, Tavecchio ha avuto oggi la sensazione che la sua componente in Consiglio Federale gli aveva di fatto voltato le spalle. Da qui la decisione, politica ma non sportiva, a sua detta.

A peggiorare nettamente la situazione era stata la dichiarazione di Malagò di ieri sera secondo cui l’ex commissario tecnico Ventura era stato scelto da Lippi dopo un’analisi di quattro soggetti. Ora, ha detto Tavecchio, addetti ai lavori e appassionati sanno che Ventura non è stato scelto da lui. Amaramente, ma anche con tanta rabbia, l’ex numero 1 della Federcalcio ha ribadito il concetto«Tavecchio paga per Ventura».

Sardonico e beffardo il tono che ha continuato a tenere durante tutto il quarto d’ora. Tavecchio ha continuato riferendosi al palo di Darmian in Svezia-Italia dell’andata: «E se quel palo fosse entrato, Tavecchio chi era, un eroe?».

Poi un bilancio rapido sul suo lavoro in Federazione: il ritorno delle 4 squadre in Champions, Uva vicepresidente Uefa, Christillin nel consiglio Fifa. Tutti risultati, a (non) detta di Tavecchio, raggiunti grazie al suo apporto e al suo lavoro.

Ora la Figc è in acque terribilmente tempestose: c’è lo spettro del commissariamento sullo sfondo (bisognerà vedere il comportamento del Coni di Malagò); i delicati equilibri tra le varie componenti federali, compresi i rapporti fra la Lega di Lega Pro e quelle di A e B; e c’è da risolvere il nodo-cittì, con la rosa di 4-5 grandi allenatori che bisognerà prima o poi sfogliare per ridare alla Nazionale un nuovo condottiero.

Di sicuro Tavecchio non sarà più presidente: dopo l’esonero di Ventura era, secondo molti, un atto dovuto. La rifondazione del calcio italiano sembra appena iniziata.


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