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Tour 2019, comincia l’era Egan Bernal: il futuro radioso di un giovane fenomeno

Tour 2019, comincia l’era Egan Bernal: il futuro radioso di un giovane fenomeno

Che si avesse a che fare con un talento fuori dal comune era chiaro a tutti già da almeno due anni, quando il Team Sky lo strappò alla Androni Sidermec e gli fece compiere il grande salto nel ciclismo che conta. Probabilmente nessuno ipotizzava che, in così breve tempo, Egan Bernal potesse vincere la corsa più ambita al mondo. E invece, a soli 22 anni, il fenomenale scalatore colombiano ha bruciato le tappe ed è maglia gialla al Tour de France 2019.

Da Zipaquirá, paese a quota 2600 metri della Colombia, arriva in Italia a 18 anni, Egan, portato da quegli straordinari scopritori di talenti che rispondono ai nomi di Gianni Savio e Giovanni Ellena attraverso Paolo Alberati. Il team manager torinese lo prende sotto la sua ala protettiva, se lo coccola e gli dà preziosi consigli, ben consapevole di avere scovato una genialità cristallina.

Lo fa crescere gradatamente, maturare a piccoli passi, fino a farlo sbocciare. La Sky lo paga a peso d’oro nel 2018 e gli fa sottoscrivere un contratto quinquennale con l’intento di renderlo l’erede di Chris Froome. In questo 2019, per lui c’è il Giro d’Italia da capitano, prima di disputare il Tour in appoggio al campione britannico.

Il destino, però, vuole diversamente. Una settimana prima della Grande Partenza da Bologna, si frattura la clavicola in allenamento: niente Corsa Rosa, dunque, occorre recuperare dall’infortunio ed affinare la preparazione in vista del Tour al cospetto del Keniano Bianco. Preparazione che passa per il Giro di Svizzera, puntualmente dominato.

E proprio mentre sbaraglia la concorrenza al Tour de Suisse, l’agile scalatore riceve la notizia che il suo capitano salterà la Grande Boucle a causa di un grave incidente di cui è vittima al Delfinato. Tiene i piedi per terra, a questo punto, ma sa che può giocarsi le sue chanche pur condividendo con il campione uscente Geraint Thomas i gradi di capitano.

Il resto è storia recente. Tiene botta agli avversari sui Pirenei e non ha rivali sulle vette alpine superiori ai duemila metri in cui si trova perfettamente a suo agio. È lì che fa la differenza, è lì che scava sui rivali un solco che avrebbe potuto essere anche più ampio se la strada verso Tignes non si fosse interrotta per una frana.

Celebriamo Bernal, perché a 22 anni è il più giovane vincitore del Tour de France dal dopoguerra ad oggi; perché non ha apparentemente punti deboli e, oltre ad andar forte in salita, se la cava bene pure a cronometro; perché ha l’umiltà di chi viene dal nulla e non dimentica le sue radici (e nel suo discorso sul podio di Parigi non dimentica la sua “famiglia italiana”) e la serietà di chi sa che solo col duro lavoro si raggiungono grandi risultati; perché è un campione.

Una suggestione finale: Egan Bernal nasce il 13 gennaio, lo stesso giorno in cui venne alla luce Marco Pantani. Quando il destino si diverte a giocare con i numeri…


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