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Belinelli delusione Italbasket Preolimpico Torino
Belinelli delusione Italbasket Preolimpico Torino. FIBA

Italbasket, l’eterna incompiuta: i fenomeni falliscono, è un bluff che sa di rimpianto/1

Il grande bluff color azzurro: il torneo preolimpico di Torino ha sancito il naufragio terribile dell’ Italbasket annunciata alla vigilia come la migliore di sempre. Datome e compagni hanno fallito l’aggancio a Rio 2016, aprendo uno squarcio terribile nel tricolore sportivo e scrivendosi addosso il nome di Grande Rimpianto.

Disperazione, tristezza, dispiacere e poi una grande, grandissima amarezza: i sentimenti richiamati dalla serataccia del PalaVela torinese forse non riescono neppure ad essere espressi in modo congruo nei riguardi di una Nazionale in cui tutti i tifosi, appassionati e non, avevano riposto le proprie speranze.

Il torneo di qualificazione olimpica da giocare in casa propria non poteva non essere un segno del destino, una traccia da seguire a tutti i costi per vincere a tutti i costi e prendere l’ultimo pass per Rio 2016: l’ultimo biglietto per entrare dalla porta principale nell’Olimpo del basket e dello sport.

Una prospettiva intrigantissima con la location sul suolo patrio; una generazione di campioni dal potenziale tecnico inenarrabile, mai avuto da nessuna Italbasket precedente (a detta anche della Fip); Torino sembrava dunque l’assegnazione più logica per poter assistere al trionfo azzurro.

E invece? E invece si è ripetuto il solito giochino della vigilia di ogni grande torneo sportivo, di squadra e non: le figurine sono bellissime da vedere, ma averle in mano o in tasca non equivale a vincere i tornei senza giocare. Anzi.

I vari Danilo Gallinari, Andrea Bargnani, Marco Belinelli, Luigi Datome, Alessandro Gentile, Daniel Hackett, tutta gente da Nba o da Eurolega: sono soprattutto loro ad aver deluso nel modo più cocente possibile la fiducia e l’entusiasmo degli amanti della pallacanestro nazionale che erano in lì, in trepidante attesa di vedere/vedersi di nuovo sotto i tabelloni di un’Olimpiade da cui l’Italia manca(va) da troppo tempo. […]

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