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Luca Paolini, 18 mesi di squalifica. Mattia Gavazzi, terza positività

Luca Paolini, 18 mesi di squalifica. Mattia Gavazzi, terza positività

È finalmente giunto il responso dell’Unione Ciclistica Internazionale in merito alla vicenda Luca Paolini. Il corridore lombardo, trovato positivo durante lo scorso Tour de France alla cocaina, è stato squalificato per 18 mesi dal Tribunale Antidoping.

Violazione del regolamento antidoping in maniera non volontaria: questa la motivazione che ha spinto i giudici ad infliggere un anno e mezzo al vincitore della Gand-Wevelgem 2015. Sappiamo bene, infatti, non era nelle intenzioni dell’atleta barare al fine di migliorare le proprie prestazioni, ma l’assunzione della sostanza illecita riguardava unicamente la sfera privata.

Una volta terminata la squalifica, il Gerva avrà 40 anni: difficile vederlo ancora in corsa, ma attendiamo ogni sua decisione in merito.

Chi, con ogni probabilità, ha terminato la sua carriera, è Mattia Gavazzi trovato positivo alla stessa sostanza per la terza volta. È un vero dramma umano, quello del corridore in forza alla Amore & Vita – Selle SMP, squadra che gli ha dato fiducia per aiutarlo ad uscire dal tunnel in cui è finito ormai da qualche anno.

Ma a quanto pare, nonostante gli apprezzabili sforzi compiuti dal patron Ivano Fanini e dalla sua famiglia, il corridore bresciano è ripiombato nel tunnel della droga: la positività è emersa durante il Tour of Qinghai Lake dello scorso anno, in cui vinse tre tappe.

Sconforto da parte della sua squadra. A parlare è il team manager Cristian Fanini, che parla di “sgomento” e “choc per quanto accaduto alle nostre spalle“. “Mattia ha sbagliato per l’ennesima volta, ci ha traditi tutti ma, in primo luogo, ha tradito se stesso“, afferma, citando tutti gli sforzi fatti per permettergli di rinascere da un passato già burrascoso e consentirgli di costruire una nuova vita, sportiva e sociale.

Ma non è bastato. Adesso, però, “sarebbe da veri codardi voltargli le spalle e abbandonare tutto“, conclude Fanini, ribadendo la ferma volontà di aiutare la famiglia dell’ormai ex corridore – “che ne ha passate davvero troppe in questi anni – e continuando a puntare sui giovani che sanno “cosa vuol dire vivere e fare sport”.


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